Un tempo le Scuole Iniziatiche erano pressoché inaccessibili, questo perché già l’arrivarci fisicamente veniva considerato come un primo metro di valutazione dell’aspirante discepolo, in quanto la volontà del Novizio a raggiungerla denotava la sua spinta motivante.
Questo, nonostante rappresentava già uno spartiacque decisivo tra chi diceva di voler frequentare e chi effettivamente voleva, non bastava a far ammettere l’aspirante all’interno, rappresentando questa solo la prima delle “prove di ammissione”.
La “seconda” difatti, consisteva nel testare ancor più profondamente la volontà dell’ipotetico Novizio, lasciandolo fuori dall’ingresso principale per tre giorni e tre notti, ammesso che fosse arrivato sulla soglia.
Se alla terza alba l’aspirante era ancora in piedi e rivolto verso la Scuola in attesa dell’apertura del portone, allora e solo allora gli veniva concesso il diritto ad entrare fisicamente nel complesso dell’Istituto Iniziatico.
Questa seconda prova testava delle qualità fondamentali e dei prerequisiti essenziali per accedere al Cammino Esoterico: la fiducia, la speranza, il coraggio, la costanza e la resistenza.
Se l’aspirante al discepolato, si scoraggiava sfiduciandosi e disperandosi, ripiegando da dove era arrivato per paura e per debolezza, si auto escludeva dal Cammino che avrebbe appreso all’interno, in quanto erano basilari queste qualità caratteriali per intraprenderlo.
Un’ultima prova ovvero “la terza”, veniva imposta al possibile Novizio quando già era “all’interno” dell’edificio Iniziatico. Questa era la più dolorosa in verità, nonché la scrematura più dura, severa e definitiva che serviva a valutare la ferma e reale intenzione di abbracciare il Sentiero Spirituale.
Dopo aver passato la prova fisica dell’ascensione alla Scuola, e aver verificato la tenuta emotiva e morale, ora all’aspirante veniva valutato il suo controllo e la sua forza mentale.
Quest’ultimo test consisteva nel servire gli Iniziati già ammessi, sotto la costante osservazione dei Maestri.
Era necessario mostrare virtù di disinteresse, abnegazione e servizio incondizionato senza ribellarsi ai compiti imposti dai superiori, manifestando un controllo dei propri pensieri di fallimento, giudizio, insubordinazione e di costante rimuginazione sugli intenti reali della Scuola.
Qui nell’aspirante discepolo avveniva una parziale morte del suo ego: l’uccisione delle sue false intenzioni, in quanto si spezzavano le aspettative, le idealizzazioni e tutte le proiezioni che la sua mente aveva generato e proiettato a seguito della volontà di frequentare una Scuola Iniziatica.
Solamente nel terzo “setaccio” veniva rivelato al Novizio stesso il reale volto del suo più intimo desiderio di ascendere, mostrando se ne era realmente meritevole. Solo se avrebbe “saputo scendere”, gli veniva poi concesso di “salire realmente”, e di poter finalmente venir così istruito spiritualmente.
Chi fra gli aspiranti passava queste 3 prove, mostrando le 3 forze primarie necessarie all’apprendistato: Volontà, Coraggio e Umiltà, che venivano richieste per attraversare rispettivamente la prova fisica, quella emotiva e infine quella mentale, aveva pieno diritto a ricevere l’Insegnamento, venendo accettato ufficialmente tra i Novizi Apprendisti.
Beh, oggi le cose sono solo apparentemente cambiate…
Sì, le scuole non stanno più in cima a vette inaccessibili, né si viene più lasciati nel ghiaccio senza viveri, e non si deve più servire altri Iniziati sentendosi profondamente schiavizzati, ma in verità nulla è cambiato interiormente, perché si vivono le stesse medesime prove anche se la forma con cui vengono vissute è mutata.
Ora la vita quotidiana presenterà le medesime situazioni interiori in forme apparentemente casuali e scollegate, proprio dal momento in cui sceglierete coscientemente di intraprendere il Cammino sinceramente.
Siete pronti?… E questo solo per essere ammessi!…
Thomas Yhorman Vitulano
“Non siamo soli, siamo Soli”