L’11 -11, si celebra un Santo molto legato alla Tradizione Iniziatica: San Martino.

Colui che, preso da un moto cristico di compassione, tagliò con la sua spada a metà il mantello che lo ornava e lo abbelliva, in quanto soldato cavaliere, per coprire un mendicante infreddolito senza abiti al bordo di una strada fuori dalle mura della città.

Questo gesto di carità, fu un simbolo importante che il Cielo notò, e così le forze della Natura lo onorarono riscaldando i giorni seguenti di un calore fuori stagione, essendo nel pieno dell’autunno, con un sole quasi estivo (da lì la famosa “Estate di San Martino”).

San Martino è un simbolo di consapevolezza, onore, amore e speranza.

CONSAPEVOLEZZA (il mantello): Riconoscere il proprio valore, il proprio potere e le proprie qualità e virtù è fondamentale per il Cammino Interiore, ma il vero Discepolo comprende che tutte queste sono solo doni meritatamente ricevuti, ma comunque doni celesti, che non gli appartengono totalmente, in quanto ognuno di questi è semplicemente uno spirito luminoso che lo abita e che solo venendo manifestato potrà accrescere in sé stesso e diffondersi veramente agli altri. Quindi ci insegna a condividere quello che abbiamo ricevuto di buono perché non è solo nostro ma di beneficio di tutti i veri bisognosi. Questo ci rende umili, e quindi ancor più virtuosi e capaci di ricevere maggiori doni e di conseguenza possibilità da condividere.

ONORE (la spada): Il Vero discepolo del Cristo è un cavaliere ed un soldato dello Spirito, con questo si intende portatore di giustizia e di equilibrio tra le parti. È un protettore ma anche un guerriero, colui che dà e colui che toglie per mantenere l’equità e l’armonia nel mondo. La spada taglia, separa e permette il sacrificio volto a portare equilibrio e giustizia, tra chi ha e chi non ha, tra chi ha perso e chi ha ricevuto, tra chi ha subito e chi ha procurato. L’onore è il moto spirituale che porta la spada nella nostra vita, e il Santo ce lo mostra usandola per togliere qualcosa a sé e dare a chi non possiede ma merita, tipico di un Cavaliere.

AMORE (dono): Non è buonismo o bontà spiccia, ma sincerità di cuore, onestà d’animo, trasparenza di spirito, purezza d’intenti, sensibilità umana e compassione per l’altro che sta pagando debiti (karma). L’amore è il moto massimo divino, quella corrente che ci rende vicini e simili a Dio, in quanto ci permette di “metterci nei panni degli altri” -se ne hanno- o nelle “loro scarpe”, o se non hanno nemmeno quelle, “nella loro pelle”, e sentire cos’hanno subito, cosa stanno scontando, senza giustificarli o compiangerli -perché il Discepolo sa che c’è giustizia anche in questo e non prova mai pietà per gli altri- ma alleggerirli anche solo un poco delle loro fatiche, senza la presunzione di salvarli o evitargli il riequilibrio delle forze in moto apportatrici di guarigione, ma anzi cercando di farglielo ricordare, facendogliele vivere con più accettazione.

SPERANZA (povero): La speranza è una scintilla che il Discepolo ha fatto scaturire in sé stesso grazie ad un lavoro interiore dei più complessi, simile a quello che esteriormente serve per poter accendere un fuoco con sole pietre e legnetti. Questo Fuoco Segreto o Sacro che l’individuo sulla Via del Cristo ha ottenuto è contagioso, esattamente come un lapillo capace di incendiare altri legni secchi se solo ci si avvicina a questi abbastanza. Il povero che ha ricevuto da San Martino la sua luce tramite il gesto, ha riacceso dentro di sé, sotto le vecchie ceneri, una brace preziosa che non ricordava più di avere, adatta a vedere sé stessi, il mondo e gli altri con più chiarezza, la speranza che nel cuore degli esseri umani c’è una luce in grado di rischiarare anche le tenebre più cupe e di riscaldare anche i gironi più freddi. Dunque ogni inverno/inferno personale può essere attraversato stando appresso a questa fiamma. Ciò rappresenta una certezza per il Discepolo.

Uno dei simboli di questo giorno infatti è proprio la lanterna, che molti accendono, pongono fuori dalla porta o portano in giro per le vie della città, a ricordare come la Consapevolezza, l’Onore, l’Amore e la Speranza siano la Via di Luce, che va riaffermata nel cuore della fetta più oscura dell’anno (leggi il mio post a riguardo) a metà strada tra la festa di san Michele (20-29 settembre) e il Natale Iniziatico.

Interessante notare come questa festività iniziatica sia l’11-11, che numerologicamente indica l’Iniziato che porta ciò che È nel mondo, tramite le relazioni con gli altri, manifestando i suoi valori e la sua luce per mezzo di giusti e luminosi scambi, per riportare relazioni sane tra le inevitabili differenze di sorta che esistono tra gli uomini, da quelle connesse con i livelli di coscienza a quelle economiche e sociali, ed appianarle intimamente.

È un giorno speciale dove possiamo vivere proprio questo genere di realtà: riequilibrio di conti, appianamento di discordie e situazioni squilibrate o in sospeso, atti di giustizia o del “fato” che riportano luce e pace e un sospiro di speranza e compassione, anche se siamo nel mezzo di una guerra da tempo vissuta.

Thomas Yhorman Vitulano
“Non siamo soli, siamo Soli”