Ultimamente noto sulle bocche di molte persone –probabilmente nelle TV viene ben rappresentato da testimonial influenti che lo stanno propagandando in maniera massiccia affinché entri nella coscienza collettiva (ho già appurato che è largamente accaduto) e divenga in men che non si dica un valore sociale inconscio scalfito nel bel “senso comune” della “gente per bene” e del cittadino responsabile e socialmente correttoun termine che oramai sento spessissimo tra le maestre di scuola e nelle chiacchere delle mamme mentre fanno spesa o sono al parco coi bambini: la CONTINUITA’…

Si sente proprio dire da coloro affermazioni del tipo: “l’importante è la continuità” … “dobbiamo preservare la continuità”, “è la continuità che va mantenuta nel bambino”, e altre frasi simili figlie di un concetto indottrinato, che ha trovato terreno fertile nel bipede decerebrato non più capace di formulare pensieri autentici.

C’è un qualcosa dentro di me (forse di sbagliato) che mi allarma intuitivamente ogni volta che sento viene esaltato un “falso valore”, sì, perché di questo si tratta: un falso e fuorviante valore, che nel silenzio tombale dei morti viventi che si fregiano di avere una coscienza morale sociale, si diffonde come una putrefazione nelle menti disabitate che non si interrogano più sulle parole e i fenomeni di moda.

La continuità è una totale falsità, dal punto di vista filosofico, psicologico, pedagogico, morale, naturale e spirituale. E con questo falso valore si stanno ri-organizzando i programmi educativi, gli educatori e il nuovo ideale di educazione sia genitoriale che statale. Ciò è dannoso e fuorviante, ma viene colorato di buonismo ed apprensione.

Non esiste continuità da nessuna parte, poiché tutto viene interrotto e ad un certo punto spezzato, tutto finisce, tutto muta e cambia, nulla continua per sempre ugualmente, tutto viene TRASFORMATO e nella trasformazione, che ci piaccia o meno, vi è il vivo concetto di morte, cioè di FINE di una FORMA, per rinnovarsi completamente. Ciò è necessario alla Vera Vita.

Non c’è posto per la continuità, fasulla ed illusoria, in cui la trasformazione è vista come qualcosa che mantiene intatto. No, non si mantiene niente, si lascia tutto, non si tiene niente mai, né si afferra nulla totalmente, perché tutto va abbandonato. Da qui l’antico insegnamento dei saggi di esercitare il distacco.

Se un bambino va nei pressi di un melo in primavera lo troverà coi fiori, se ci andrà d’estate troverà solo delle foglie verdi, in autunno invece delle grosse e colorate mele, ma d’inverno niente fiori, foglie o frutti.

Dal fiore si sono distaccati i petali, l’albero stesso ha lasciato le foglie eppoi le mele… nulla è continuato così com’era, tutto si è distaccato per poter permettere un processo vitale fatto di cambiamenti necessari, che hanno richiesto distacco dalle forme.

Che posto avrebbe oggi il distacco dei Saggi nel concetto di continuità? Nessuno. Nulla continua uguale, tutto cambia e il cambiamento (fonte di tutte le sofferenze nell’uomo che non accetta le dure verità della vita) nella sua accettazione profonda, è il segreto di una vita sana e non psicotica o distaccata dal reale.

Paradossalmente il concetto sano di distacco (che dovrebbero applicare un po’ di più le mamme italiane) permette il naturale sviluppo coscienziale di una visione non distaccata dal reale, patologia che oggi invece riscontro sempre di più nelle persone, che oltre essere disconnesse dalle verità spirituali e dalla natura, sono anche dissociate da sé stesse e dalla realtà.

La continuità… è mito effimero e dannoso, oggi portato in palmo di mano!

Di contro però, c’è il suo complementare luminoso, che in esoterismo si chiama CONTIGUITA’. Questo sì che è un vero valore, un concetto pedagogico e psicologico sano, basato sulle verità dell’Essere che non si distacca dalla realtà.

La contiguità è “essere vicini all’anima”, rimanere nei suoi pressi, per vivere insieme a lei i cambiamenti trasformativi della vita e non esserne traumatizzato.

Essere contigui, vuol dire: trovare un posto accanto al centro o punto fermo in noi stessi -il nostro trono- che nessuno ci spodesta, ed essere cosciente che nelle trasformazioni e nei cambiamenti inevitabili vi è un comun denominatore sostanziale, esistenziale ed essenziale, che prescinde dalle forme che saranno sempre nuove, diverse e differenti rispetto a quelle passate assunte dal soggetto, oggetto o fenomeno d’osservazione.

La contiguità è la capacità di essere adiacenti alla visione dell’anima, fatta di eternità e di consapevolezza del costante rinnovamento delle forme, visione che necessita distacco da queste.

Essa è trovare l’essenza del mutamento, il seme del cambiamento, il motivo e lo scopo della morte delle cose e del loro mutare senza sosta… nulla di ciò ha a che fare con la continuità professata oggi.

La contiguità è un’appartenenza al Sé, è sentire che tutto è vicino a Sé, vicino al Sé, perché tutto ha dimora in esso ed una radice -seppur profonda e inspiegabile- in questo stesso.

Questo è essere contigui… e questa forza è un vero valore che andrebbe insegnato ai giovani e ai genitori affinché lo vivano e lo sperimentino accanto ai propri figli per mostrargli con l’esempio che la contiguità esiste ed è una delle chiavi della vita. Invece la continuità no, è pura illusione, è negazione della vita stessa e delle sue rivoluzioni ed evoluzioni, e non ha valore perché non è un valore.

Quindi smettiamola di non voler veder finire le cose e di insegnare che non esistono le fini e che tutto rimarrà come prima, no… le cose finiscono, ed è proprio grazie ad una fine, ad uno stop, ad una pausa più o meno lunga (l’inverno-inferno) che poi possono riiniziare totalmente rinnovate dall’interno in un processo che non ha nulla di continuo, dato che la nuova vita sorge sempre dallo spezzarsi di un’antecedente stato.

Thomas Yhorman Vitulano
“Non siamo soli, siamo Soli”