Quando pensi, tu pesi. Sì, stai dando un peso a ciò che poi dirai o farai, ma soprattutto a quello che da lì a pochissimo, proverai e sarai.

L’attività del “pensare”, se rimane meccanica, associativa e reattiva, è in verità un “pesare”.

Ovvero un qualcosa che “porta peso”, qualcosa che di per sé pesa sull’animo e dà gravità a tutto l’essere, mettendogli le zavorre ai piedi.

Questo processo è un meccanismo duplice, nel senso che finché tutto il processo del pensiero non diventa attivo, volitivo e cosciente, rimane semplicemente un peso che non permette all’essere o Essenza Divina di “avere carne”, dandogli appunto una sua gravità sulla Terra, ma la appesantisce solamente rendendola greve e dando una grave esistenza a che ne fa esperienza.

L’essere umano non sa veramente pensare, quindi non sa di conseguenza nemmeno veramente pesare le cose, si intende sia interiori che esteriori, cioè non sa valutarle, essendo “il peso”, archetipicamente parlando un metro di valutazione del valore intrinseco di una cosa.

Pensiamo all’oro, o ad altri materiali che vengono venduti e valutati in base alla loro preziosità calcolata appunto sul peso, avendo questi un cosiddetto “peso specifico” che si distingue dagli altri materiali di meno valore.

Ecco che, quando l’uomo diviene “Essere”, il pensiero si eleva, diviene più leggero, ma allo stesso tempo più prezioso, perché vero, reale, vivo e autentico, originale, non indotto, preconfezionato e appositamente manipolato.

Pensare comunemente vuol dire banalmente “pesare” su di sé e sulla gente, sulla società, su quello che di basso è già esistente su questo piano e sul mondo intero, apportando mero peso senza valore, gravità senza profondità né spiritualità.

Quando invece il pensare si eleva, e l’uomo diventa vivo seguendo il Cammino del Vero, questo stesso diviene un “peso sacro”, capace di dare carne a ciò che viene pensato, di dargli un corpo che corrisponde a un peso relativo al suo vero valore, così da poter avere un’azione nel mondo di grande spessore.

I pensieri sono pesi che possono appesantire il piatto della bilancia squilibrandola ancor più di quanto non lo sia già, portando tutta l’umanità nel baratro della mancanza di valori, etica ed onore, oppure riequilibrarla mettendo quel giusto peso necessario a riportare un equilibrio salvifico per tutta la collettività.

Noi non crediamo quanto un pensare possa pesare, quanto possa influenzare e appesantire in male e in peggio, come anche possa invece pesare in bene e in meglio, supportare e stimolare l’attività morale e spirituale.

Dobbiamo quindi appunto -pensare- che se penso-peso su uno dei due piatti, dato che dal momento che so di questo mio potere divento già più cosciente e attivo nel pensare stesso, così che potrò con la mia attività mentale, pesare sul processo in maniera luminosa e virtuosa apportando un sostegno alla giustizia e all’armonia tanto agognata nei nostri più meccanici pensieri di vendetta, ma che così trova il suo vero binario per poter veramente affermarsi nel mondo.

Provate a dirvi questa cosa: “Ogni volta che penso-peso su qualcosa… Su che cosa vorrei veramente dare il mio contributo, a quale piatto voglio aggiungere del peso?… Lì metterò il mio pensare, perché lì voglio pesare”.

Buon lav-oro

Thomas Yhorman Vitulano
“Non siamo soli, siamo Soli”